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«Sulla disabilità la scuola è impreparata»

La Provincia di Como del 26/04/2022

«Mettetevi nei panni di un genitore, di una mamma, che si sente dire di tenere a casa il proprio figlio disabile perché in classe non sono in grado di gestirlo… Sto male solo a pensarci, eppure capita. Più spesso di quanto si possa pensare. È una sconfitta per tutta la scuola italiana». Ilaria Sala, erbese, è mamma di tre splendidi e simpaticissimi bambini, il mezzano con problemi di spettro autistico. Lei è fortunata, nella scuola frequentata dai suoi ragazzi gli insegnanti si sono sempre dimostrati all’altezza, ma parlando con altri genitori – e pure dalle segnalazioni che giungono all’associazione di cui fa parte, Un Cuore per l’Autismo – di storie ne arrivano di ogni tipo e non sempre incoraggianti. Ed il lavoro non manca per far dare alle mamme ed ai papà ciò di cui hanno diritto, a partire da una istruzione all’altezza che sia anche e soprattutto inclusiva. Tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (redatta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite come strategia nella speranza di arrivare ad un futuro migliore per tutti) c’è anche, al punto quattro, quella che viene definita «una istruzione di qualità». Istruzione che però, per essere davvero di livello, deve essere per tutti e aperta a tutti. «Ai tempi della scuola dell’infanzia non nego di avere avuto problemi – dice Ilaria – Forse era anche per colpa mia, la diagnosi di mio figlio era appena arrivata, ma percepivo la freddezza negli altri genitori, i discorsi che venivano fatti, e attuai una sorta di menefreghismo buono per salvaguardare la famiglia e mio figlio. Alle elementari le cose sono andate meglio».

Una scuola più inclusiva
Eppure le segnalazioni che giungono da genitori con bambini di spettro autistico sono tantissime. «Parto da un presupposto: non è più accettabile, al giorno d’oggi, con i casi di autismo in continua crescita e la presenza di alunni con disabilità praticamente in tutte le classi, che manchi una preparazione specifica tra insegnanti, educatori e nel sostegno. È come se andassi a comprare una cucina, ma il venditore non mi sapesse dire quelli che sono gli ultimi materiali e le tendenze del momento. Serve aggiornamento. Gli insegnanti oggi devono, lo ripeto, devono sapere gestire gli alunni con disabilità all’interno della scuola e devono anche imparare a far sentire i nostri figli parte integrante della classe. Oggi questo è un punto fondamentale non più derogabile». Anche perché, in una scuola inclusiva, tutti ne avrebbero da guadagnarci. «Bisogna evolversi, dobbiamo crescere tutti insieme. La diversità è un bene prezioso, non un peso da sopportare con fastidio. Deve essere vissuta come un momento di crescita. Sembrano frasi fatte ma non lo sono. I bambini di oggi nascono già straviziati, anche se i genitori mai sarebbero disposti ad ammetterlo, e insegnare loro ad aiutare un compagno di classe più in difficoltà dovrebbe essere un valore aggiunto per la crescita. Una ricchezza, appunto». Cosa servirebbe, alla nostra scuola? «Servirebbero corsi di formazione, per sapere gestire gli alunni anche quelli con problemi di spettro autistico o con una disabilità. Io generalmente mi arrabbio poco, ma non accetto più che la scuola non sia disposta a crescere, ad adeguarsi a quelli che sono i bisogni della società e della vita delle persone che la frequentano. Un tempo i bambini con disabilità venivano lasciati nel loro brodo, in un angolo, oggi non è più accettabile. I nostri bambini, che fanno terapia a casa, passano la maggior parte del loro tempo sui banchi di scuola più che in famiglia, e se tra i corridoi e le classi non trovano personale in grado di gestirli e seguirli nel giusto modo si rischia di mandare in fumo anche tutto il lavoro fatto a casa. La scuola deve essere integrazione e sbocco di tutto il lavoro fatto in terapia, a casa. Qualche progresso in questi anni c’è stato, ma spero siano più veloci e costanti. La sensibilizzazione ha fatto molto per spingere in questa direzione». C’è poi un altro problema unito alla poca preparazione di insegnanti di cattedra o di sostegno. Ed è quello degli educatori che dovrebbero affiancare i bambini con disabilità: «Spesso ci vengono segnalate situazioni di poca motivazione, anche perché sono poco pagati e con ore (poche) sparse in diversi istituiti. Anche se la loro dovrebbe essere una missione più che un lavoro».

Il sostegno a singhiozzo
Infine, il problema principe: il ritardo nell’attribuire gli insegnanti di sostegno all’inizio dell’anno scolastico, con settimane che passano con gli alunni lasciati da soli e con le scuole – non è raro, si badi bene – che chiamano i genitori per chiedere di tenere i figli disabili a casa in attesa che venga assegnato un insegnante di sostegno. «Non sono affatto casi isolati, ne sentiamo diversi ogni anno – prosegue Ilaria – L’inizio dell’anno è sempre un caos totale. Provate per un attimo a mettervi nei panni di un genitore, di una mamma, cui viene detto di tenere il figlio a casa da scuola. E’ umiliante, sconfortante, una sconfitta per tutti, a partire dal sistema scolastico. Sto male solo a pensarci. Nel 2022 queste cose non possono più accadere. E’ la dimostrazione lampante dell’impreparazione del mondo dell’istruzione. Una punizione ulteriore per bambini e famiglie che hanno pagato carissimo – più di tutti gli altri – i lungi mesi del lockdown. Mio figlio, in quelle settimane interminabili di chiusura totale, a casa, ha perso molto dei progressi che aveva fatto prima. Chilometri di percorso bruciati in poco tempo». Solo che il Covid è stato uno tsunami imprevedibile e per lunghi tratti ingestibile. La scuola, invece, per essere davvero “di qualità” come vorrebbe l’Agenda 2030, almeno nella gestione ordinaria dovrebbe non farsi cogliere impreparata. Non sembra di chiedere la luna, siamo pur sempre nel 2022.

[Fonte https://www.pressin.it/articolo/70901/– Articolo di  Camilla Mozzetti